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Comunicato conclusivo Colloqui Fiorentini

Firenze, 28 marzo 2017

Caro collega,

in seguito alle schede di valutazione redatte dai docenti partecipanti alla XVI edizione de I Colloqui Fiorentini, desidero scriverti questa lettera di commento ad un'esperienza eccezionale ed unica, che ci ha coinvolto ed ha visto nella partecipazione attiva di ciascuno di noi il motivo della sua riuscita.
La prima cosa infatti che desidero comunicare è che sempre di più I Colloqui Fiorentini sono un evento che accade solo grazie al personale impegno di tutti coloro che vi partecipano.
Questa proposta non è un convegno di letteratura, né un concorso, ma un'esperienza di didattica attiva, che poggia interamente sul lavoro dei docenti che decidono di prendervi parte e sul rapporto che si viene ad instaurare con i propri studenti. Nella misura in cui questo lavoro e questo rapporto si incrementano, I Colloqui Fiorentini crescono in forza e efficacia e diventano una vera e propria esperienza di vita, attraverso una grande esperienza culturale.

Scrive una mia studentessa in un tema che ho dato a commento dei Colloqui: "Scriverò di luoghi, tempi e persone che hanno dato veramente senso a ciò che io definisco esperienza". Luoghi, tempi e persone, cioè un fatto, un incontro, un evento delineabile nelle sue caratteristiche storiche, collocabile in una biografia, nella propria biografia, cioè nella propria storia personale.

E un'altra afferma: "Noi giovani siamo diventati bravissimi a mascherare le emozioni. L'idea di perdere questi attimi di autenticità mi inquieta, spingendomi alla sfrenata ricerca di essa, facendomi lottare fra la vita e la forma. Una lotta che in me si è placata quando ho messo piede per la prima volta all'interno del Palazzo dei Congressi. Sin dal primo momento, poco a poco, la mia maschera si è frantumata presentando un nuovo lato di me. Una realtà sconosciuta si è rivelata alla mia coscienza e pretendeva di essere vissuta."
Questa è l'intenzione che ci muove a continuare a proporre I Colloqui: che l'insegnamento della letteratura possa essere questa "occasione", come direbbe Montale, questa "ora" come direbbe Belluca, in cui possa accadere il miracolo della scoperta di sé, del proprio vero volto dietro la maschera. Dice Einstein: "Imparare è un'esperienza; tutto il resto è solo informazione". Noi abbiamo vissuto un'esperienza di conoscenza, non di informazione.

Alla luce di questa consapevolezza vorrei ora analizzare alcuni aspetti specifici dei Colloqui e rispondere ad alcune questioni sorte dalle vostre schede di valutazione.

Innanzitutto parto da una constatazione statistica: di 168 schede pervenuteci, 146 hanno dato alle varie fasi del convegno come voto minimo dal 6 in su, di cui:

- 93 con voti da 8 a 10
- 32 con voti da 7 a 10
- 21 con voti da 6 a 10

22 schede presentano almeno un'insufficienza.
Quindi l'88% dei docenti ha dato un voto totalmente sufficiente, sotto ogni aspetto, ai Colloqui Fiorentini.
Il 12% ha rilevato alcune carenze o limiti.

È un dato molto significativo, che dà la giusta prospettiva dalla quale rispondere ad alcune segnalazioni pervenuteci e osservare gli aspetti da migliorare.
Rispetto a ciò proverò a rispondere alle domande o indicazioni più frequenti nelle schede pervenuteci.

NUMERO DI PARTECIPANTI TROPPO ELEVATO
Un problema sorto è quello del numero di partecipanti. Pur evidenziando l'ottima organizzazione dell'evento, alcuni docenti temono che il numero di iscritti sempre maggiore crei problemi di vario genere: innanzitutto faciliti la partecipazione di docenti e studenti non veramente motivati, che quindi possono creare distrazione e rendere difficile la fruizione dell'evento; in secondo luogo obblighi a seminari molto numerosi, che impediscono a tanti studenti di intervenire. Questo tema lo stiamo affrontando da diversi anni, da quando abbiamo superato i duemila iscritti e siamo ben consapevoli dei disagi che l'alto numero di partecipanti può causare. D'altra parte nelle moltissime testimonianze che ci arrivano da parte sia di docenti che di studenti, l'alto numero di iscritti non solo non ha causato disagi, ma è uno degli elementi di forza del convegno. Ma in definitiva quello che ci ha spinti finora a non mettere un numero chiuso alle iscrizioni è il fatto che il nostro desiderio è che la nostra esperienza possa arrivare a tutti, senza limiti, né restrizioni: la bellezza dei Colloqui deve poter essere una possibilità per ciascuno, senza precondizioni. Da questo punto di vista torna imperiosa un'urgenza: anziché limitare l'accesso alle iscrizioni è importante che veramente i docenti si facciano carico fino in fondo dei propri studenti, senza abbandonarli o trascurarli nei giorni del convegno. Se un docente è presente e immedesimato con le intenzioni dei Colloqui, ogni disagio eventuale si può affrontare, anzi può diventare occasione di crescita insieme. Infine mettere un numero chiuso potrebbe significare l'esclusione proprio di chi lo invoca.
Occorre quindi che i docenti stessi che partecipano ai Colloqui, non solo abbiamo essi stessi svolto un lavoro serio con i propri studenti, tale da garantire l'attenzione ai lavori, ma si facciano anche promotori verso i colleghi e gli altri studenti di un richiamo alla serietà, riferendosi, in caso di necessità, al servizio di accoglienza che interverrà direttamente.

Per quanto riguarda le osservazioni sul fatto che non tutti gli studenti hanno potuto prendere la parola, questo è vero, ma è inevitabile. D'altra parte i seminari non sono una passerella in cui ognuno può/deve poter intervenire, ma un momento di lavoro in cui studenti e docenti sono tesi ad un unico scopo: l'incontro con l'autore. In questa prospettiva è possibile che i propri studenti non riescano ad intervenire, ma che lo scopo del seminario sia raggiunto lo stesso e sia un valore importante anche per loro. Certo sarebbe bello poter avere tanti seminari più piccoli, ma questo richiederebbe una grande quantità di sale e le condizioni economiche nonché le risorse umane per la sua organizzazione in questo momento non ce lo permettono.
Dobbiamo crescere anche nella preparazione degli interventi dei nostri studenti: è necessario insegnar loro a partire dai testi e a restare sui testi, affinché l'intervento non sia l'esposizione del loro pensiero sull'argomento trattato dall'autore, ma del loro pensiero sul modo in cui l'autore tratta un certo argomento. Per esempio non si deve intervenire esprimendo la propria opinione su cosa sia la maschera nella società di oggi, ma su come Pirandello intende la maschera, attraverso le sue opere, con chiari riferimenti ai testi.

CRITERIO DI SCELTA DEGLI AUTORI
Alcuni docenti ci chiedono perché gli autori scelti per le edizioni dei Colloqui siano racchiusi nell'arco temporale tra '800 e '900 (tranne l'eccezione di Dante Alighieri). Altri ci propongono di dedicare i Colloqui a scrittrici o autori cosiddetti "minori".
Il criterio con cui vengono scelti gli autori dei Colloqui è il seguente: siccome ci interessa arrivare a tutti i docenti e studenti di ogni ordine e grado di scuola, è chiaro che ci dobbiamo concentrare sugli autori che sono affrontati in ogni scuola e senza escludere delle classi. Quindi scegliamo autori dell' '800 e '900, perché possano partecipare oltre agli studenti del triennio anche gli studenti del biennio e sono autori comunque talmente importanti che anche affrontarli in classi che non li prevedrebbero nel programma non nuoce. Per lo stesso motivo non scegliamo autori "minori", cui invece dedichiamo l'altro nostro convegno Performance d'Autore (l'ultima edizione era dedicata proprio a Elsa Morante, la prossima a Pier Paolo Pasolini).

RELAZIONI TROPPO BREVI O "TAGLIATE"
Alcuni docenti hanno osservato che le relazioni della mattina sono state troppo brevi o tagliate, con particolare riferimento a quella del prof. D'Avenia. Ogni relatore aveva a disposizione 45 minuti di tempo, sia per esigenze organizzative, sia perché è il tempo medio di attenzione degli studenti (teniamo sempre presente che gli studenti sono di ogni ordine e grado).
Dalle registrazioni emerge che il prof. Di Martino ha parlato per 45 minuti; il prof. Gibellini per 43 minuti; il prof. Pietro Baroni per 34 minuti; il prof. Sarubbi per 35 minuti; il prof. D'Avenia per 53 minuti, quindi 8 minuti in più del tempo programmato.

Desidero infine ringraziare tutti i docenti che hanno voluto condividere con noi le osservazioni e i suggerimenti per migliorare sempre di più la nostra proposta e assicurare che sono sempre oggetto della nostra riflessione, perché I Colloqui Fiorentini possano sempre più corrispondere alle aspettative che suscitano nei partecipanti.
Spero di rivedervi alla prossima edizione dei Colloqui e vi auguro una buona fine di anno scolastico.

Firenze, 28 marzo 2017
Pietro Baroni
Direttore de I Colloqui Fiorentini


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